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Emigrare in Canada?

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Emigrare in Canada? Studiare inglese è la chiave!

Toronto, 13 settembre 2017

Molti amici italiani mi chiedono quale sia la “strada” giusta per emigrare in Canada.

E li capisco. Il Canada è una fra le prime economie del mondo, una nazione di 9 milioni di kmq e con solo 35 milioni di abitanti, un livello di qualità della vita fra i primi al mondo, un tasso di criminalità fra i più bassi del pianeta, un livello di civiltà, gentilezza e rispetto reciproco che nell’Italia d’oggi si fa fatica perfino a immaginare. E tanto lavoro disponibile per chi abbia voglia di rimboccarsi le maniche.

Una pace sociale che sembra ancor più miracolosa se si pensa che il Canada, e Toronto in particolare, sono multietnici nel senso più vero del termine. I gruppi etnici che vivono a Toronto sono innumerevoli, si parlano circa 200 lingue e quasi metà della popolazione cittadina non ha né l’inglese, né il francese (le due lingue ufficiali del Canada) come propria lingua madre.

Queste statistiche però non devono indurre l’italiano che le legge a ritenere che basti “masticare” l’inglese (orribile espressione che cerca di mascherare una profonda carenza della scuola italiana, cioè l’insegnamento inefficace delle lingue straniere). No, anche se molti cinesi, italiani o russi a casa loro e con i propri cari parlano la lingua delle origini, quando escono e vanno a lavorare o a divertirsi devono conoscere l’inglese alla perfezione. La cosiddetta “arte di arrangiarsi” non riscuote troppi successi da queste parti.

Difatti, uno dei requisiti richiesti per l’immigrazione è l’ottima conoscenza dell’inglese o del francese (quest’ultimo soprattutto per chi desidera trasferirsi nella provincia francofona canadese, il Quebec).

Naturalmente non è l’unico requisito. Emigrare in Canada non è facile perché il Canada, giustamente, vuole selezionare i suoi nuovi cittadini (a meno che non si tratti di rifugiati di guerra che devono essere accolti secondo le leggi internazionali).

Il confronto con l’Italia è stridente. Dico soltanto una cosa: spesso in Italia si sente dire che i nostri emigranti con la valigia di cartone, quelli degli anni ‘50 e ‘60, andarono in svariati Paesi che li accolsero a braccia aperte e senza porre troppe domande, più o meno come alcuni vorrebbero che fosse fatto con la marea di migranti che sbarca ogni giorno provenienti dal Nord Africa.

Siccome non ho memoria diretta di quegli anni, sono andato a chiedere ad alcuni degli immigrati italiani di quella generazione come andarono veramente le cose e, con una certa mia sorpresa, mi hanno raccontato che avevano dovuto provvedere a preparare la domanda di immigrazione completa di tutti i documenti di buona condotta e sanitari (pregiudicati e persone di salute compromessa non erano accettate), poi dovevano avere un parente o un amico che li “sponsorizzasse” in Canada, cioè che per 10 anni si assumesse l’onere di pagare le tasse e altre somme dovute al Governo qualora non l’avesse fatto l’immigrato. Poi non erano affatto accolti con la fanfare e le bandiere al vento. Un’accoglienza civile e corretta, quello sì, con la scuola assicurata per i bambini, ma niente assistenza sanitaria gratuita ai lavoratori, che dovevano pagarsela decurtandola dallo stipendio e niente sussidi di nessun altro tipo. Certo, il mondo è cambiato in 60 anni, e oggi l’immigrato (in gergo burocratico il “landed immigrant”) ha diritto a tutte le prestazioni e i sussidi che spettano ai cittadini canadesi.

E comunque, all’imbarco nei porti italiani veniva controllato che i passeggeri fossero in possesso dell’approvazione canadese all’immigrazione, ottenuta dopo che la domanda con i documenti allegati era stata presentata all’ambasciata canadese e approvata dalle autorità, spesso con parecchi mesi di attesa. Chi non l’aveva non saliva nemmeno a bordo e, se per caso riusciva lo stesso ad arrivare in Canada senza permesso di lavoro approvato, veniva immediatamente rispedito a casa. In altre parole, nessuno ha mai avuto il diritto di venire a vivere in Canada solo perché lo aveva deciso di testa sua. Il concetto che ogni nazione ha il diritto di decidere chi e quanti stranieri ammettere qui non è mai stato derogato.

Eppure gli stranieri che vivono in Canada sono milioni, quindi non c’è mai stata nessuna preclusione all’immigrazione in sé, ma è stato il Canada a voler scegliere chi poteva venire e chi no, e questa sicuramente è la chiave del grande successo che è diventata l’immigrazione in questa nazione.

Questa giusta “severità” si traduce nel fatto che un italiano non possa venire qui di testa sua (se non come turista e per un periodo limitato) né aspettarsi di ricevere automaticamente il permesso di residenza e di lavoro. Purtroppo non funziona così.

Quello è il sistema in vigore attualmente nei paesi dell’Ue, almeno finché durerà… Ma non vale di certo per il Canada e per le altre nazioni del mondo. Allora, come si fa a immigrare in Canada?

Esistono varie categorie di immigrazione (ce ne sono di più di quelle che elencherò qui, ma alcune le ho escluse perché chiaramente non si applicano all’italiano medio, per esempio la qualifica di profugo di guerra). Metto anche le mani avanti: a Toronto esistono circa 1.000 fra avvocati e consulenti specializzati in immigrazione, sono loro gli esperti a cui rivolgersi per avere consigli, la mia non è una competenza professionale anche se ormai ci sto in mezzo tutti i giorni in queste faccende:

1) Trovare un fidanzato/a o marito/moglie canadese (anche dello stesso sesso). In quel caso si rientra nalla “Family Class”. Ma attenzione, il legame sentimentale deve essere autentico e aver dato vita a una convivenza (comprovata da apposita documentazione) di almeno un anno, prima che sia possibile fare domanda di immigrazione.

2) Conoscere molto bene l’inglese (cioè essere fluenti, lasciamo stare il “livello scolastico” o il classico inglese imparato nel blitz di 2 settimane a Londra) ed essere in possesso di una professionalità della quale in Canada ci sia grande mancanza. Il che non necessariamente significa essere fisici nucleari, spesso anche mestieri manuali riescono ad avere l’okay, per esempio il carpentiere o lo chef. I canali ufficiali sono di due tipi, l’Express Entry, che concede la residenza permanente, o il Work Permit, un permesso di lavoro temporaneo, di solito per uno o due anni, che spesso viene rinnovato e che permette, mentre si è in Canada a lavorare, di inoltrare domanda di residenza permanente con buone possibilità che sia accettata. In entrambi i casi, comunque, ci vuole innanzitutto un datore di lavoro disposto ad assumere la persona in oggetto, poi tale datore di lavoro è obbligato ad annunciare su giornali e altri media il posto di lavoro che intende offrire, per vedere se ci sia in Canada un disoccupato che sia in possesso di quei requisiti (in tal caso il canadese ha la precedenza sul lavoratore straniero). Chi ottiene il Work Permit in questo modo può lavorare solo nell’azienda che lo ha sponsorizzato. Quindi non si tratta di un percorso semplice.

3) Conoscere molto bene l’inglese, al punto tale da poter partecipare senza difficoltà a lezioni universitarie impartite nei college canadesi e iscriversi a un college canadese. Senza porre nessuna condizione particolare, il Canada concede allo studente straniero la facoltà di lavorare al 50% (cioè fino a 20 ore la settimana) mentre frequenta il college e, se lo studente è sposato o convive, concede al suo partner di lavorare a tempo pieno, mentre eventuali bambini possono andare regolarmente a scuola, in modo che tutta la famiglia possa contribuire a pagare l’investimento fatto nell’istruzione canadese (le rette universitarie canadesi sono notevolmente superiori a quelle italiane ma il livello dell’insegnamento è ottimo). Al termine del corso universitario, lo studente avrà diritto ad un permesso di lavoro “aperto” (cioè potrà lavorare dove vuole) di durata pari al corso che ha frequentato. Cioè, se era un corso biennale, avrà ulteriori 2 anni di permesso di residenza in Canada. Al termine potrà fare richiesta di residenza permanente, con ottime possibilità di essere accettata. All’inizio ho scritto “conoscere molto bene l’inglese” perché ovviamente una conoscenza stentata della lingua non permette di seguire con profitto il corso scolastico. E, oltretutto, i college canadesi non ammettono studenti stranieri senza prima farli passare a un esame di lingua piuttosto severo.

Qui entra in gioco ILAC, la migliore scuola d’inglese del nord America. Il mio consiglio a chi desidera seguire questo percorso è di andare sul nostro sito Yes2Canada.com fare il test della scuola ILAC del quale trova il link e vedere a quale livello realistico di inglese si trova. In base a quello, decidere quante settimane di corso frequentare al’ILAC.

ILAC ha un programma che si chiama University Pathway, che indirizza lo studente all’iscrizione al college, quando ha passato l’esame stabilito da ILAC. La cosa fantastica è che ILAC ha una reputazione talmente elevata, che quasi tutte le maggiori università e college canadesi accettano “automaticamente” uno studente ILAC che abbia concluso con successo l’University Pathway.

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